Poesie da conservare

È un fresco giovedì di ottobre, le lezioni sono ricominciate e con esse la caccia ai materiali su cui studiare… Praticamente una sfida contro il tempo, un salto in lungo, una staffetta senza regole, insomma un supplizio. Perciò mi trovo a rimbalzare di qua e di là tra siti di vendita di libri usati, gruppi di Facebook e spacciatori di fotocopie rilegate alla bell’è meglio. Mi sento un po’ come la pedina di una scacchiera che prima o poi verrà mangiata dal cavallo o che so io (non sono una giocatrice di scacchi…), tuttavia stringo i denti e porto pazienza nell’attesa che questa breve parentesi frenetica della vita universitaria si chiuda (per almeno 4 o 5 mesi). Nel frattempo vorrei proporvi il testo di una poesia di Gerardo Diego, Ajedrez. Riporto l’immagine della poesia perché riscriverla Continua a leggere “Poesie da conservare”

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Poesie da conservare

Siamo arrivati a sabato 31 dicembre 2016. Quest’anno è stato assai ricco di avvenimenti, per lo più crudi, inspiegabili e spaventosi. A volte mi chiedo se l’umanità riuscirà mai a esprimere, tutta insieme, il meglio di sé; riusciremo ad amare le diversità degli altri, a portare rispetto a chi ce ne porta ma che per qualche motivo non vi va a genio? Ma soprattutto mi chiedo quando non avremo più paura di essere ciò che siamo, di rivelare cosa proviamo, di confessare quello che abbiamo fatto oppure semplicemente di accettare quello che non siamo.
Lo so, è sabato, per di più giorno di festa – per lo meno la sera – e non è il caso di guastarsi l’umore con queste domande che ovviamente non avranno risposta e che soprattutto non vedranno realizzazione – siamo pur esseri umani, imperfetti, deboli ed egoisti per natura.
Tuttavia c’è un poeta molto legato alla spiritualità, un inglese, che non ha paura di rivelare, quanto meno sulla carta, tutto il suo amore e tutto il suo essere, con nessuna vergogna. Sto parlando di John Donne, che spero vi ricordi di riposare ogni tanto la mente Continua a leggere “Poesie da conservare”

Poesie da conservare

Buon giovedì lettrici e lettori!
Il week end si avvicina, agosto incalza veloce, il caldo non dà pace e i giovani si dividono i due categorie (più o meno):
– in vacanza;
– in cerca di lavoro.

Perché in fin dei conti sarebbe troppo facile e ingiusto classificare i giovani come solo nullafacenti a scrocco della società, come altrettanto sarebbe classificarli come menti brillanti pronti a conquistare il mondo con la pace e con l’amore.
Dunque, dedico questa poesia di Umberto Saba ai giovani stravaccati su un telo mare, Continua a leggere “Poesie da conservare”

Poesie da conservare

Buongiorno lettrici e lettori!
Che ne dite, per celebrare questo inizio di luglio infuocato, di riesumare una poesia bellissima che avrete sicuramente letto durante il periodo scolastico, una poesia che parla di caldo, di sole, di una donna e dell’estate, una poesia di Cesare Pavese, che fa così:

È riapparsa la donna dagli occhi socchiusi 
e dal corpo raccolto, camminando per strada. 
Ha guardato diritto tendendo la mano, 
nell’immobile strada. Ogni cosa è riemersa. 

Nell’immobile luce dei giorno lontano 
s’è spezzato il ricordo. La donna ha rialzato 
la sua semplice fronte, e lo sguardo d’allora 
è riapparso. La mano si è tesa alla mano 
e la stretta angosciosa era quella d’allora. 
Ogni cosa ha ripreso i colori e la vita 
allo sguardo raccolto, alla bocca socchiusa.

È tornata l’angoscia dei giorni lontani 
quando tutta un’immobile estate improvvisa 
di colori e tepori emergeva, agli sguardi 
di quegli occhi sommessi. È tornata l’angoscia 
che nessuna dolcezza di labbra dischiuse 
può lenire. Un immobile cielo s’accoglie 
freddamente, in quegli occhi. 
Fra calmo il ricordo 
alla luce sommessa dei tempo, era un docile 
moribondo cui già la finestra s’annebbia e scompare. 
Si è spezzato il ricordo. La stretta angosciosa 
della mano leggera ha riacceso i colori 
e l’estate e i tepori sotto il viviclo cielo. 
Ma la bocca socchiusa e gli sguardi sommessi 
non dan vita che a un duro inumano silenzio.

Cesare Pavese, Estate

Non vi viene voglia di uscire e passare il tempo con le persone a voi più care? A me sì. 🙂

Poesie da conservare

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César Vallejo (1892-1938)

Buon sabato cari lettori e care lettrici!
Per la rubrica Poesie da conservare oggi vi propongo una perla nera, preziosissima.
Vi offro infatti uno spunto di riflessione sulla vita e la sua crudeltà attraverso un breve componimento di César Vallejo (1892 – 1938).
Vallejo è un poeta che visse a cavallo delle due guerre e ai tempi del surrealismo, nato in Perù ma trasferitosi a Parigi, dove poi è morto. Era un uomo dalla personalità fuggevole e dalla sensibilità spiccata. Voglio riportarvi una delle sue poesie più rappresentative, sia dal punto di vista stilistico che personale, Gli araldi neri.

Probabilmente non si tratta di un componimento adatto al clima estivo e gioioso di giugno,  con la fine delle scuole, l’inizio del periodo estivo, i primi bagni a mare, le prime gite e i primi tuffi in piscina…
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Poesie da conservare

Buongiorno lettrici e lettori!
Il maggio dei libri sta giungendo al termine. Un mese ricco e pieno di iniziative belle e stimolanti.

Vorrei quindi concludere questo mese con un sonetto famoso di William Shakespeare, per la precisione si tratta del sonetto 130.

Gli occhi della mia amata non sono per nulla simili al sole,
il corallo è molto più rosso, di quanto non siano le sue labbra;
se la neve è bianca, perché allora il suo petto è scuro,
se i capelli sono fili dorati, fili neri germogliano sul suo capo.
Ho visto rose damascate, rosse e bianche,
ma non vedo rose simili sulle sue guance;
e in alcuni profumi c’è più dolcezza
che nel respiro della mia amante.
Amo sentirla parlare, eppure so bene
che la musica ha un suono molto più piacevole;
garantisco di non aver mai visto camminare una dea:
la mia amante, quando cammina, tocca il terreno.
E tuttavia, in nome del Cielo, credo che il mio amore sia unico
quanto ogni donna imbrogliata da paragoni bugiardi.

William Shakespeare, My mistress’ eyes

Poesie da conservare

Cari lettrici e lettori, con questa bella giornata di sole non posso fare a meno di pensare alle giornate trascorse al mare, al campeggio in Sardegna dove andavo da piccola con tutta la famiglia. La nostalgia si fa sentire, specialmente oggi che una vacanza sembra così lontana.
Fortunatamente i libri servono anche a curare le piccole ferite, come questa nostalgia di mare. Chiamo in aiuto Baudelaire, che ha composto una delle mie poesie preferite in assoluto: L’uomo e il mare.

 

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David Friedrich, Viandante su mare di nebbia

Perciò, se anche voi oggi siete affetti da questo piccolo malessere, godetevi le parole di uno dei più grandi poeti francesi:

Sempre il mare, uomo libero, amerai!
perché il mare è il tuo specchio; tu contempli
nell’infinito svolgersi dell’onda
l’anima tua, e un abisso è il tuo spirito
non meno amaro. Godi nel tuffarti
in seno alla tua immagine; l’abbracci
con gli occhi e con le braccia, e a volte il cuore
si distrae dal tuo suono al suon di questo
selvaggio ed indomabile lamento.
Discreti e tenebrosi ambedue siete:
uomo, nessuno ha mai sondato il fondo
dei tuoi abissi; nessuno ha conosciuto,
mare, le tue più intime ricchezze,
tanto gelosi siete d’ogni vostro
segreto. Ma da secoli infiniti
senza rimorso né pietà lottate
fra voi, talmente grande è il vostro amore
per la strage e la morte, o lottatori
eterni, o implacabili fratelli!

L’uomo e il mare, Charles Baudelaire

Non trovate anche voi che questa poesia sia particolarmente azzeccata?

Poesie da conservare

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Alejandra Pizarnik (1936-1972)

Buonasera lettrici e lettori,
scusate la breve assenza, sono stati giorni pieni e impegnativi.
Spesso da piccola mi piaceva curiosare nei libri di testo di italiano alla ricerca di poesie particolari, belle, relativamente brevi e concise, da qui i miei diversi tentativi di comporre sonetti o componimenti con metro libero su argomenti come la natura, gli affetti, l’amore… Ah, i bei tempi della spensieratezza!
È anche per questo infatti che ho scelto di fare questa rubrica per il blog, per riappropriarmi di quel vecchio piacere di scoperta continua. Alcune poesie le prendo da internet – paragonando sempre le diverse versioni che si trovano sul web e scegliendo quella che, a parer mio, possa essere la migliore – è vero, mentre altre le ripesco da vecchi e nuovi libri di poesie.
Magari qualcuno di voi vorrà ricopiarle su un taccuino o un quaderno per conservarle personalmente, a me farebbe solo molto piacere. 🙂
Quindi, per augurarvi una buonanotte ho scelto per voi una bellissima poesia di Alejandra Pizarnik, poetessa argentina morta suicida nel 1972 per un’overdose. Pensate che Julio Cortázar le dedicò una poesia: Aquí Alejandra.

Ecco qui un’altra poesia da conservare: La notte

So poco della notte
ma la notte sembra sapere di me,
e in più, mi cura come se mi amasse,
mi copre la coscienza con le sue stelle.

Forse la notte è la vita e il sole la morte.

Forse la notte è niente
e le congetture sopra di lei niente
e gli esseri che la vivono niente.
Forse le parole sono l’unica cosa che esiste
nell’enorme vuoto dei secoli
che ci graffiano l’anima con i loro ricordi.

Ma la notte deve conoscere la miseria
che beve dal nostro sangue e dalle nostre idee.
Deve scaraventare odio sui nostri sguardi
sapendoli pieni di interessi, di non incontri.

Ma accade che ascolto la notte piangere nelle mie ossa.
La sua lacrima immensa delira
e grida che qualcosa se n’è andato per sempre.

Un giorno torneremo ad essere.

La notte,  Alejandra Pizarnik

Poesie da conservare

trilussaBuongiorno lettori, voglio inaugurare questo martedì mattina – troppo nuvoloso per i miei gusti – con una poesia di uno dei poeti più amati dal popolo di Roma (questa espressione, detta oggi, mi fa un po’ ridere, ma andiamo avanti…), un poeta che ha fatto della sua voce una piuma e un graffio, una boccata d’aria fresca e un principio di soffocamento. Questo e molto altro è il grande Trilussa, pseudonimo di Carlo Alberto Salustri (1871-1950) famoso per la sua produzione in dialetto romanesco. Dipinge la nostra città come solo un cittadino di Roma vispo, attento e sagace, potrebbe fare. La poesia che ho voluto ripescare è La cornacchia libberale, e a leggerla mi sento uno strano solletico addosso, o forse sono brividi.
Buona lettura e immergetevi nella voce soave del poeta Trilussa.

Una cornacchia nera come un tizzo,
nata e cresciuta drento ‘na chiesola,
siccome je pijo lo schiribbizzo
de fa’ la libberale e d’uscì sola,
s’infarinò le penne e scappò via
dar finestrino de la sacrestia.

Ammalappena se trovò per aria
coll’ale aperte in faccia a la natura,
sentì quant’era bella e necessaria
la vera libbertà senza tintura:
l’intese così bene che je venne
come un rimorso e se sgrullò le penne.

Naturarmente, doppo la sgrullata,
metà de la farina se n”agnede,
ma la metà rimase appiccicata
come una prova de la malafede.
– Oh! – disse allora – mo’ l’ho fatta bella!
So’ bianca e nera come un purcinella…

– E se resti così farai furore:
– je disse un Merlo – forse te diranno
che sei l’ucello d’un conservatore,
ma nun te crede che te faccia danno:
la mezza tinta adesso va de moda
puro fra l’animali senza coda.

Oggi che la coscenza nazzionale
s’adatta a le finzioni de la vita,
oggi ch’er prete è mezzo libberale
e er libberale è mezzo gesuita,
se resti mezza bianca e mezza nera
vedrai che t’assicuri la cariera.

La cornacchia libberale, Trilussa

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Poesie da conservare #4

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John Keats (1795-1821)

Buongiorno lettori!

Qui per voi ho ritrovato una straordinaria poesia di John Keats, uno dei principali esponenti inglesi del romanticismo. Si tratta di una poesia breve ma incisiva che parla di come coltivare la fantasia degli artisti. Proprio per questo la dedico a tutti voi che mi seguite e che siete in continuo movimento, che girate assecondando il moto della Terra, che create cose belle, che non vi stancate di dare voce alla vostra creatività.

Ecco Fantasia, di John Keats.
Enjoy it.

Lascia sempre vagare la fantasia,
È sempre altrove il piacere:
E si scioglie, solo a toccarlo, dolce,
Come le bolle quando la pioggia picchia;
Lasciala quindi vagare, lei, l’alata,
Per il pensiero che davanti ancor le si stende;
Spalanca la porta alla gabbia della mente,
E, vedrai, si lancerà volando verso il cielo.

Fantasia, John Keats

POESIA