Poesie da conservare

È un fresco giovedì di ottobre, le lezioni sono ricominciate e con esse la caccia ai materiali su cui studiare… Praticamente una sfida contro il tempo, un salto in lungo, una staffetta senza regole, insomma un supplizio. Perciò mi trovo a rimbalzare di qua e di là tra siti di vendita di libri usati, gruppi di Facebook e spacciatori di fotocopie rilegate alla bell’è meglio. Mi sento un po’ come la pedina di una scacchiera che prima o poi verrà mangiata dal cavallo o che so io (non sono una giocatrice di scacchi…), tuttavia stringo i denti e porto pazienza nell’attesa che questa breve parentesi frenetica della vita universitaria si chiuda (per almeno 4 o 5 mesi). Nel frattempo vorrei proporvi il testo di una poesia di Gerardo Diego, Ajedrez. Riporto l’immagine della poesia perché riscriverla su questa pagina sarebbe complicato e rischierei anzi di rovinarla:

gerardo

Questa è una poesia dell’Avanguardia spagnola e il suo tratto caratteristico è la disposizione delle parole, che ricreano lo zig zag delle pedine di una scacchiera. Le interpretazioni di questa poesia sono infinite come infiniti sono gli occhi che possono leggerla. I miei versi preferiti sono gli ultimi tre, che devo dire vanno a pennello con questo periodo qui.

Buon giovedì e, se siete universitari come me, che la ricerca dei libri sia fruttuosa!

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