Recensione: Le notti blu, Chiara Marchelli

9788860044396_0_0_1580_80“Ma in fondo lo sa: puoi sempre e solo salvare te stesso. Nessun altro può farlo per te.”

La dedica di Chiara Marchelli su Le notti blu, edito da Giulio Perrone editore e tra i romanzi candidati al Premio Strega 2017, è: “A chi rimane”. Si propone subito come talismano del sopravvissuto, ci avverte di come potrebbe essere ritrovarsi da soli all’improvviso, ci indica forse una delle tante possibili soluzioni per reagire al dolore. Forse funge essa stessa da preambolo alla narrazione che sta per iniziare.
Nel caso in cui il lettore dovesse saltare quelle “inutili” (sì, ci sono persone di questa opinione) prime pagine per passare direttamente al capitolo 1, l’autrice ha trovato un valido modo per dribblare questa possibile mancanza di attenzione e introdurre comunque il lettore nello scorrere degli eventi.
Il capitolo 1 inizia con un rimando all’azione originaria, scatenante, che dà vita a questa storia, quella delle notti blu, e ci dice: “Quando è successo, Michele stava mangiando acciughe fritte.” La narrazione non parte in medias res, perchè l’autrice tiene molto alla creazione del preambolo e  dell’introduzione, alla relazione tra causa ed effetto. Si inizia con un tuffo nel passato, di tutto ciò sono testimoni gli stessi tempi verbali, quando tutto era ancora in piedi, ma poi qualcosa cambia, c’è un ospedale, Michele e Larissa sono tesi e preoccupati. Poi, dopo poco più di quindici righe, l’autrice cambia direzione e passa al presente, si parla di un oggi, di andare avanti, un anniversario (“oggi sono cinque anni”). Un presente però che è ancorato al suo passato, che non si riesce a dimenticare o tantomeno ad accettare.
Il punto di vista è quello di Michele e la narrazione si svolge in terza persona. Non siamo mai veramente nella sua testa né possiamo sapere esattamente che cosa pensa o come funziona il suo pensare, però abbiamo l’opportunità di accedere a uno dei possibili modi di agire in relazione a un’esperienza così traumatica. Probabilmente se l’autrice avesse utilizzato la prima persona avrebbe rischiato di escludere una quantità considerevole di lettori, propendendo di più ad avere un pubblico che abbia vissuto sulla propria pelle lo stesso trauma di Michele e Larissa. In questo modo invece siamo in grado di provare complicità nei confronti dei protagonisti ed empatia verso simili situazioni, vittime e ragionamenti. Proviamo emozioni molto forti nel proseguire la lettura che in ogni caso non risulta mai eccessivamente drammatica.

L’autrice presenta la storia in un continuo balzo dal passato al presente, senza mai fare nessun tipo di accenno o azzardo al futuro. Il futuro infatti è totalmente assente, non è preso in considerazione da nessuno. Perché tutti i personaggi, chi più chi meno, con cognizione di causa oppure no, preferiscono concentrarsi sul presente e allo stesso tempo aggrapparsi al passato, ai ricordi. I flashback in Le notti blu sono quindi fondamentali non tanto per approfondire i motivi che spinsero Mirko a fare quello che ha fatto – nonostante questo sia ormai un chiodo fisso per il padre – quanto per rappresentare un’ancora di salvezza per Larissa, e per Michele un respiro profondo con il quale mantenere la calma apparente ed evitare così che sua moglie crolli senza avere un reale punto di appoggio.
Un’altro elemento dello stile della narrazione che salta all’occhio è la prevalenza dei verbi intransitivi e del modo passivo. Le notti blu è un romanzo dalla forte componente psicologica, c’è ben poca azione nella trama, e la mente umana è la più attiva tra le comparse presenti in questa storia. Questo perché, a mio avviso, lo stesso messaggio del libro è direttamente collegato alla nostra impossibilità del combattere una forza quale è la Vita. Siamo esseri umani, capitati per caso su questo pianeta a vivere una vita che non avevamo chiesto ma che ci è stata donata dalla fortuna. Affrontiamo una serie infinita di prove, sfide e complicazioni. Prendiamo decisioni che riguardano noi stessi oppure che riguardano il prossimo. In tutto questo, però, nonostante le nostre convinzioni e prese di posizione, non possiamo fare a meno di considerarci in balia delle onde degli eventi. Non abbiamo remi. Non abbiamo cappotti di salvataggio. Abbiamo solo le nostre gambe e le nostre braccia e la nostra mente. Tutto quello che possiamo fare è reagire e continuare ad agire, nonostante tutto e tutti. Michele e Larissa hanno due modi opposti nell’affrontare il lutto. Il personaggio razionale si scambia con quello idealista e il rapporto tra i due stava per rompersi definitivamente. Quando la Vita ci rimette lo zampino e questa volta decide di dare un’aiuto, una speranza, a questi due genitori.
Interessante l’utilizzo della teoria dei giochi, la scienza matematica che studia le situazioni di conflitto ricercando diverse situazioni competitive e cooperative attraverso modelli di comportamento. Michele è un professore, questi argomenti li studia da anni, specialmente l’implicazione dei comportamenti umani nelle decisioni individuali. Quando le carte del gioco cambiano, e da un rapporto competitivo e cooperativo si passa a un rapporto sempre competitivo ma questa volta non-cooperativo, si parla di “equilibrio di Nash”. Una combinazione di strategie in cui ogni giocatore in un contesto non-cooperativo, ovvero quando si agisce senza prima essersi messi d’accordo, prende le migliori decisioni possibili in modo da aumentare il proprio guadagno, la propria vittoria. Michele riflette a lungo su questa teoria, arrivando alla conclusione che forse l’equilibrio di Nash non è sempre l’opzione migliore per tutti, in quanto il guadagno implicito in questa teoria presuppone in realtà che tra i giocatori ci sia proprio una specie di cooperazione.
L’utilizzo di queste digressioni matematico-scientifiche, che in realtà non sono vere e proprie digressioni ma parti integranti del pensiero di uno dei protagonisti del romanzo, è utile per evidenziare il carattere non-cooperativo della Vita, il suo giocare sporco, il suo totale silenzio nei nostri confronti tanto da stupirci sempre sia in positivo che in negativo. Chiara Marchelli con questo romanzo affronta con precisione scientifica argomenti che molto probabilmente non saranno mai spiegati in termini di logica e razionalità, e lo fa con uno stile coinvolgente e caldo. Trasmette dolore, stanchezza, nostalgia, ma anche gioia, forza e coraggio, il tutto inondato da uno straordinario amore per la Vita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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