Il mio Salone del Libro #2017

C_hfmB8XkAA0e2-

Salone dolce Salone…

Buonasera amici! Eccomi di nuovo a scrivervi. 🙂
Volevo parlarvi anche io della trentesima edizione del Salone internazionale del libro, o come si è letto sui social di questo #SalTo30, e dirvi perché secondo me, rispetto al precedente, questo è stato più piacevole.
Inizio col dirvi che l’assenza di alcuni dei “big” dell’editoria non ha fatto altro che aumentare la visibilità dei più piccoli, specie degli appena nati. Ho visto molti visitatori stupiti dall’assenza dei famigerati Mondadori, Garzanti etc… Ma altrettanto piacevolmente colpiti dalla scoperta di stand che altrimenti non avrebbero visto, non a causa di cecità fulminante, quanto dal fatto che una volta girato gli stand più familiari si sarebbero sentiti appagati il giusto da prendere un caffè (da 1,10€…) e tornare alla vita di tutti i giorni. Così non è stato, e case editrici appena nate come TerraRossa edizioni, a Torino direttamente dalla Puglia, hanno potuto farsi conoscere da una fetta maggiore di lettori.
Secondo punto: riuscivo a camminare a passo d’uomo e non mi trascinavo più da uno stand all’altro strisciando per terra come una lumaca! Vi sembra poco? Affatto. Scherzi a parte, l’organizzazione dello spazio è stata gestita veramente bene ed è stata apprezzata praticamente da tutti. Unica pecca è stata la mancanza di panchine, sulle quali lo scorso anno mi riposavo di tanto in tanto, tuttavia sono una “giovine” e non mi sono fatta problemi a sedermi per terra a riprendere fiato.
Ho scoperto tra altre case editrici quella di Edizioni Black Coffee, adocchiata già da un po’ ma finalmente conosciuta, e mi sono goduta un Happy hour che era buono buono (e bello bello, poi vi dico…)
In questo Salone ho potuto assistere ad incontri veramente interessanti, alcuni neanche cercati e che si sono rivelati una vera gioia per gli occhi e per le orecchie. Nella presentazione del nuovo romanzo di Jonathan Lethem pubblicato da La nave di Teseo per esempio sono riuscita a seguire tutto l’incontro senza l’ausilio delle cuffiette per la traduzione simultanea, un piacevole esercizio per l’apprendimento della lingua inglese (lui poi è di una umiltà e simpatia uniche, tanto mi ha conquistata che non mi sono trattenuta dal prendere subito una copia del suo “Anatomia di un giocatore d’azzardo” e farmelo firmare). Un’altra sorpresa è stato l’incontro sul Marocco e sulla sua cultura, introdotto da un colorato e vivo filmato della città tra le più belle, e calde, al mondo. Questa volta le lingue presenti all’appello erano ben quattro: inglese, arabo, francese e ovviamente italiano. All’uscita ero sì un po’ stanca ma camminavo ugualmente più leggera di prima.
Altre note a favore, ma questo si potrebbe dire di qualsiasi edizione del Salone, sono state le persone conosciute. Sono stata felicissima di poter chiacchierare con Marta Zura-Puntaroni, della quale mi ero segnata in lista il suo “Grande era onirica” pubblicato con minimum faxVioletta Bellocchio, Giovanni Turi, blogger e standiste bravissime e con le quali parlare e trascorrere del tempo insieme è stato un piacere.

Me ne sono rientrata a Roma con 9 libri, 3 spillette, diversi segnalibri, una mappa del Salone che mi ha salvato nei momenti di scoraggiamento, un’agenda e tanta, tanta voglia di voler continuare a far parte di questo mondo.

Que sera, sera!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...