Poesie da conservare

Siamo arrivati a sabato 31 dicembre 2016. Quest’anno è stato assai ricco di avvenimenti, per lo più crudi, inspiegabili e spaventosi. A volte mi chiedo se l’umanità riuscirà mai a esprimere, tutta insieme, il meglio di sé; riusciremo ad amare le diversità degli altri, a portare rispetto a chi ce ne porta ma che per qualche motivo non vi va a genio? Ma soprattutto mi chiedo quando non avremo più paura di essere ciò che siamo, di rivelare cosa proviamo, di confessare quello che abbiamo fatto oppure semplicemente di accettare quello che non siamo.
Lo so, è sabato, per di più giorno di festa – per lo meno la sera – e non è il caso di guastarsi l’umore con queste domande che ovviamente non avranno risposta e che soprattutto non vedranno realizzazione – siamo pur esseri umani, imperfetti, deboli ed egoisti per natura.
Tuttavia c’è un poeta molto legato alla spiritualità, un inglese, che non ha paura di rivelare, quanto meno sulla carta, tutto il suo amore e tutto il suo essere, con nessuna vergogna. Sto parlando di John Donne, che spero vi ricordi di riposare ogni tanto la mente e lasciarla solleticare dalla poesia, qualsiasi genere preferiate. Prendetevi qualche minuto.
Riporto qui il testo della sua poesia Il sogno.

Caro amore,
per niente al mondo, solo per te,
avrei spezzato questo sogno beato,
era tema per la ragione,
troppo forte per la fantasia –
fosti saggia a svegliarmi, e tuttavia
il mio sogno tu non spezzi, lo continui.
Tu così vera,
il pensiero di te basta
a far dei sogni verità, delle favole storia.
Vieni tra le mie braccia. Poiché ti parve meglio
ch’io non sognassi tutto il mio sogno,
viviamo il resto.
Come lampo, come luce di candela
i tuoi occhi, non il rumore, mi hanno svegliato,
e ti pensai
(tu ami la verità)
un Angelo a prima vista.
Ma quando vidi che vedevi il mio cuore
e sapevi i miei pensieri come un angelo non saprebbe,
quando vidi che sapevi ciò che sognavo e quando
l’eccesso di gioia mi avrebbe svegliato
e allora apparisti – confesso
non sarebbe che profano
pensare te altro da te.
Il giungere, il restare, ti hanno rivelato,
ma illevarti mi fa ora dubitare
che tu non sia più tu.
È debole quell’amore, forte quanto la paura,
non è tutto spirito, puro e coraggioso
se l’onore mischia e la paura e il pudore.
Forse, come le torce che devono essere pronte
vengono accese e poi spente,
così tu fai con me.
Vieni per accendermi, vai per ritornare.
E io di nuovo sognerò quella speranza,
ma per non morire.

John Donne, Il sogno

Possa il 2017 essere per voi un anno sereno e ricco di belle emozioni!

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