Recensione: Hotel world, Ali Smith

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Hotel world, Ali Smith.
Pubblicato da SUR edizioni,
traduzione di Martina Testa.

– Scrittrice coraggiosa.– Questo è il commento che mi rimane a lungo in mente dopo aver terminato la lettura di Hotel world. Ali Smith, scrittrice scozzese autrice di molti romanzi e di alcune raccolte di racconti, non ha filtri per mascherare temi tanto seri quanto provocatori.

La morte è strumento di riflessione sul quotidiano, sulle piccolezze che rendono viva la nostra esistenza, che fanno di noi esseri umani, umani; la morte è momento di rabbia impotente contro l’ineffabilità del tempo. Il pensiero macabro che si appende al collo per buona parte della lettura è lo stesso che si insinua tra i pensieri alla notizia di una giovane vita stroncata all’improvviso. Ci si chiede perché. Non si trova risposta. Ali Smith è autrice e compagna di lettura, è fedelmente insieme al lettore e cerca di non farlo sentire solo, crea un’atmosfera complice e al tempo stesso autoritaria, tramite la quale impartire preziose lezioni.
Lo stile è cangiante e segue la personalità e la vita stessa delle cinque donne protagoniste della storia legate da un unico filo conduttore: il Global Hotel. Un albergo che dovrebbe avvertire sulle spalle il peso del destino dei propri clienti e dei propri impiegati, ma in realtà li ignora completamente. Per questo motivo interpreto l’albergo come la vita di qualsiasi persona, come il palcoscenico dove fare i propri passi, come semplice e impassibile struttura che non guarda, non chiede e tantomeno protegge. Le cinque donne sono l’una diversa dall’altra: Sara, Else, Lise, Penny e Clare. Grazie a ognuna di esse scopriamo o ri-scopriamo un lato delle cose che ci era sfuggito o che avevamo evitato accuratamente di notare.
Tutta la lettura è un continuo cadere, con gli

UOoooooo

oooooooo

oooooo

uu

Sara ci ricorda la magia dei cinque sensi riportandoci ai tempi in cui eravamo bambini e toccavamo ascoltavamo gustavamo odoravamo e osservavamo. Else la senzatetto che chiede “Qlc spc?” ai passanti ci insegna l’importanza dell’attenzione verso gli altri e verso la vita, verso le abitudini e la memoria acquisita nel tempo. Lise ci descrive il dolore come perdita di sé, dei propri ricordi, dei pensieri più elementari, ma anche come forte strumento di avvicinamento con una madre un po’ distante. Penny la giornalista invece è fondamentale per regalare quell’amaro fondamentale a rendere la storia irritante quanto la verosimiglianza dei pensieri di questo personaggio con alcuni dei nostri, siamo sempre esseri umani, imperfetti. Clare chiude ed è un precipitare nella mente di una sorella distrutta dal lutto. Cadiamo verso le ultime pagine attraverso una cascata di pensieri random sulla dotata, forte e coraggiosa sorella. Ali Smith ci riempie gli occhi e la mente con rabbia, rancore, frustrazione, dolore, vuoto e amore prima di concludere il cerchio.
L’ultimo capitolo, Presente, è per me un inno alla vita. Una boccata d’aria fresca dopo il racconto di Clare. Una sorsata di speranza e vitalità liquide. Una folata di profumo che ti spettina i capelli. La firma di Ali Smith, la parola Fine contenente Inizio.

“Ricorda
che
devi
vivere

Ricorda
che
davi
amore

Rammenta
che
nevi
mare”

Mi sono tremendamente divertita a leggere questo romanzo. Ho riso, ho pianto, ho sofferto con le protagoniste (complice anche la mia influenza) e ho sorriso amaramente. Mi sono anche divertita a raccontarvi di questo libro in questa sentita riflessione. Tutto merito di SUR, del lavoro di traduzione e soprattutto della scrittura e della bravura di Ali Smith, una scrittrice alla quale vorrei davvero tanto stringere la mano.
Grazie.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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