Di librerie indipendenti e altre scelte

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Ripensavo ai giorni bui di qualche anno fa, quando mi precipitai nella mia libreria di fiducia per nascondermi tra gli scaffali, lasciandomi cullare da quel particolare profumo di carta e dallo scorrere dei titoli delle novità o di libri già letti, di quelli da leggere e di quelli che poi avrei portato a casa, stringendoli spasmodicamente a me.
Una libreria sa essere la farmacia migliore per qualsiasi dolore, fonte di inesauribili rimedi da applicare e spalmare sulle ferite.
Considerando poi la portata delle librerie di catena, di gran lunga più corposa di quella offerta dalle indipendenti potrebbe essere difficile per alcuni prediligere le seconde alle prime, per via di una minore disponibilità di titoli, per via di una minore scelta.
Invece la questione è relativamente personale. Chi ha detto infatti che in una libreria di catena non può assolutamente esserci un libraio attento alle richieste e alle necessità di un lettore ormai visitatore abituale di quella libreria? Chi ha detto che i librai di fiducia esistono esclusivamente in ambienti indipendenti? Sicuramente è vero che in una libreria indipendente è più facile trovare persone appassionate e qualificate insieme piuttosto che persone solo qualificate per vendere libri, mentre in quella di catena avviene sovente il contrario.
Perché però fare di tutta un’erba un fascio? C’è una Feltrinelli a viale Libia (Roma) dove conosco un libraio per me molto rassicurante e quando c’è lui so che uscirò di lì con il titolo di cui avevo bisogno.

Per quanto riguarda la scelta che un lettore ha in una libreria indipendente e in una libreria di catena, è ovvio considerare “più fornita” quella di catena, dal momento che batte quella indipendente in spazio fisico e risorse economiche. Tuttavia se un lettore cerca un piccolo editore indipendente, probabilmente lo potrà trovare anche nella libreria di catena. Sempre più spesso infatti sto notando la presenza di titoli di piccoli editori tra gli scaffali di una Feltrinelli, una Arion etc.
In ogni caso, c’è una cosa che è più rara da trovare in questi esercizi commerciali di catena (qui si può spaziare in qualsiasi campo), specialmente nelle librerie: l’amore per ciò che si fa e per ciò che si rappresenta.
Nelle librerie indipendenti, in quelle piccole e impolverate, quelle più moderne piene (tra i libri) di buffi gadget, quelle nate da un mix di attività (dal bar all’enoteca al negozio di musica), insomma in tutti questi posti ridimensionati in base alla capacità dei propri titolari, voi potrete trovare persone di fiducia, persone alle quali affidarvi nei momenti di magre soddisfazioni, persone con le quali parlare di libri e di vita, persone da portare nel cuore e ricordare come amiche.
Siamo in un paese libero, almeno così si dce in giro, perciò non abbiate paura di frequentare luoghi meno alla mano, meno conosciuti e più di nicchia, ma non abbiate paura nemmeno di frequentare immensi locali scintillanti, dove il profumo di carta si fa sentire comunque prepotentemente, locali dove vi accoglie l’aria consizionata e uomini e donne con una divisa.
In ogni caso, scegliete i libri, scegliete le librerie, e sarete quantomeno sereni e felici.

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7 pensieri su “Di librerie indipendenti e altre scelte

  1. Francesca Ottobre

    Sono d’accordo con te! Ci possono essere librerie indipendenti con pessimi librai, magari annoiati dal loro lavoro che di conseguenza portano male a termine, come possono esserci ottimi librai che lavorano in una libreria di catena che non possono essere qualificati solo come semplici commessi. Quello che magari sopporto meno delle librerie di catena è il caos che generalmente c’è, essendo più grande e più sponsorizzata attira molti clienti e quindi il brusio di sottofondo non ti lascia concentrare molto sui libri, ma questo è un discorso personale. Alla fine l’obiettivo di entrambi è vendere libri, concentriamoci su questo.

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  2. Io sto in un posto senza librerie e le sensazioni positive mi derivano per lo più dalla biblioteca! 🙂
    Sull’editoria indipendente, di recente ho notato che è sempre più in vista, vuoi per iniziative dedicate, vuoi per una cura e un amore per il mestiere che forse i grandi gruppi hanno perso per la via con quest’accanirsi ad appropriarsi del fenomeno di moda letteraria del momento, senza “coccolare” il lettore abituale che di solito la moda la snobba.

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