Recensione: Andarsene, Rodrigo Hasbún

SUR42_Hasbun_Andarsene_cover-1Il libro

La Seconda Guerra Mondiale è appena finita. Una famiglia trasferitasi in Bolivia è presa a seguire le inclinazioni di un padre esploratore alla ricerca di Paitití, si tratta di Hans Ertl, cineasta tedesco con la passione dell’archeologia. Sono in cinque, Hans, la moglie e le tre figlie. Tra queste ultime, la più grande, Monika, è la più simile a lui, ha infatti un carattere forte e molto coraggio, che la porterà a scegliere di seguire la rivoluzione Boliviana. Tra i due c’è un rapporto difficile da definire, Monika è combattuta tra l’amore e l’odio, Hans invece ammira la sua figlia più audace ma allo stesso tempo ha paura delle sue scelte che potrebbero allontanarla definitivamente da lui.
Il romanzo racconta anche gli altri personaggi, tanto secondari quanto forti e presenti al teatro che è il mondo raccontato da Hasbún. La moglie vive di ricordi e rassegnazione, del grande affetto per le sue figlie e del distacco dalla sua vita passata. Trixi, la più piccola delle tre, forse quella più simile alla madre, che la rivive nel ricordo tramite l’atto di fumare. Heidi invece sembrava aver trovato la serenità, ma anche con lei la vita è stata implacabile, tuttavia ha avuto la forza di reagire, mossa dalla volontà di non percorrere la strada già battuta dalla madre.

Estratto

Non è vero che la memoria è un posto sicuro. Anche lì le cose si deformano e si perdono. Anche lì finiamo per allontanarci dalle persone che più amiamo.

Commento

Non sentire nulla è sentire qualcosa?

Rodrigo Hasbún racconta personaggi reali, esseri umani veri, stanchi, rassegnati, forti, coraggiosi determinati ma anche – e soprattutto – sensibili e fragili. La loro umanità emerge prepotente nelle descrizioni di poche righe; descrizioni semplici, aventi i dettagli incastrati al posto giusto; descrizioni chiare e precise. L’autore si rivolge a noi come fossimo bambini, non nascondendo nulla, solo i dettagli più raccapriccianti, ma rivelando l’inevitabile con tatto e delicatezza. Verso la metà del romanzo, all’inizio era soltanto un brivido sottopelle, si fa sempre più evidente con prepotenza fastidiosa la decadenza dei personaggi nella loro crescita. Il tempo scorre e si ha la sensazione di rotolare velocemente giù dalla discesa della vita verso un fondale nero e fitto di nebbia grigia.
Le parti che più ho amato sono state quelle incursioni intime fra le mura della casa a La Paz, quando Trixi e la madre erano rimaste sole ad attendere il ritorno del resto della famiglia dalla spedizione, e la madre si confida apertamente con la figlia, le parla con sincerità forse brusca, forse no, è quello che intuisce Trixi. Le due, stese sul letto a riposarsi, un bicchiere di vino tra le mani di quella mamma stanca, rassegnata, velatamente triste, una figlia ancora troppo giovane per capire. Un altro passaggio che ho trovato molto toccante è stato quello in cui Monika si trova in Australia con un passaporto e un’identità falsa, in una stanza d’albergo ad aspettare il momento decisivo della sua lotta – la conclusione della strada che ha intrapreso anni prima e che la farà passare alla storia come la “vendicatrice del Che”. Assistiamo alla scena carica di tensione che ritrae Monika nel tentativo di recuperare il controllo e la concentrazione necessaria:

Ora che hai bisogno di alienarti del tutto, i ricordi traboccano. Vorresti gridare, distruggere la stanza a calci, dare una testata nello specchio: sdraiata a terra respiri profondamente una, due, tre volte, trattieni l’aria, espiri, ricominci a inspirare.

Andarsene è un romanzo sull’autocombustione della speranza. Dove decadenza, forza, nostalgia e perdita sono i quattro fuochi che alimentano, con intensità diverse, la storia e la vita stessa dei personaggi.
Andarsene è un romanzo dal sapore amaro, che destabilizza e che ti toglie un po’ di respiro per pagina.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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9 pensieri su “Recensione: Andarsene, Rodrigo Hasbún

  1. simobiblionauta

    Avevo scovato questo libro alla fiera BookPride e mi ero fatta spiegare la trama: mi ispirava molto ma poi l’ho lasciato lì perché avevo già comprato troppa roba!! ^_^ La tua recensione conferma l’impressione che avevo avuto di un romanzo intenso e molto duro.

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      1. A Ivrea, l’evento organizzato dalla Galleria del Libro 🙂
        Spero che non ci siano intoppi: sarei curiosa di partecipare all’incontro 🙂 ieri ho preso il libro dalla mia libraia di fiducia… stasera lo inizio!

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