Valutare un manoscritto #3

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Buongiorno lettori e lettrici!
Questa mattina ci mancava solo la febbre a darmi da pensare.

Ma non disperate, le mani e la testa funzionano ancora bene, quindi, prima di pranzare prima di mettermi a lavorare, sono qui a scrivervi la terza puntata della mini rubrica “Valutare un manoscritto”.

Come detto in precedenza riguardo agli strumenti utili necessari per svolgere un buon lavoro e riguardo a come individuare il genere del manoscritto, tutto quello che scriverò sarà frutto della mia – brevissima – esperienza fatta fino ad oggi, ma anche frutto delle mie impressioni dettate da alcune inevitabili considerazioni.

Ora passiamo al sodo.

III – Spendibilità editoriale

Argomento assai spinoso quello della spendibilità editoriale, che però cercherò di risolvere in poche parole, e magari riprenderò l’argomento più avanti.
Come vi avevo già scritto, io ho ancora la mano troppo leggera, e in molti casi questo è un
difetto, perché in questo modo non facciamo che alimentare speranze inesistenti. Quindi quello che ci vuole è una sincera e diretta mano pesante e chiederci: Questo manoscritto, vuoi pure con un rigoroso intervento di editing – attenzione, parlo di editing, non di riscrittura –, è adatto a una pubblicazione? Le risposte possono essere solo due, brevi e concise: , No.
Mi spiego meglio.
I difetti nei quali siete incappati durante la lettura sono “buchi di logica e/o temporali”, refusi, ortografia, grammatica? Vi è andata bene, a voi e all’autore. Su questi errori infatti è possibile applicare un intenso intervento di editing, oltre che una puntigliosa correzione di bozze.

Inoltre dobbiamo tenere in conto non solo la validità del manoscritto, ma anche la richiesta attuale del mercato. Sì, quella sorta di indagine che si basa sulle statistiche di vendita… Ecco, questa secondo me è la parte più spinosa di questo argomento. Sappiamo bene che ogni libro racconta una storia, sappiamo bene che non scegliamo di chi – in questo caso di cosa – innamorarci. Dunque potrebbe capitare di provare empatia durante la lettura di un libro che potenzialmente potrebbe attireranno fascia di pubblico piuttosto ampia ma doverlo cestinare a causa di uno stile acerbo e troppo pretenzioso. Queste cose vi faranno impazzire. Penserete ancora a distanza di giorni: Se fossimo intervenuti per cambiare quelle parti forse avrebbe avuto una possibilità… In questo caso non ci rimane che capire che a volte a un autore serve semplicemente più tempo per trovare il proprio tono, il proprio stile e la storia che più gli sia congeniale. Noi abbiamo il dovere di migliorare un testo, cosa diversa dal modificarlo completamente. Non sarebbe più lui.
La spendibilità editoriale si allontana sempre di più quando il manoscritto che abbiamo davanti ha una trama che non sta in piedi, che racconta una storia scontata in modo scontato. Insomma, il trito e ritrito non va molto d’accordo con la s.e. Perciò, anche se l’autore/autrice vi stanno simpatici e vi trasmettono un po’ di calore nel leggere le loro biografie, nel conoscere il loro lavoro e le loro precedenti esperienze, se questi hanno scritto una storia simile a quella da me descritta pochi secondi fa, non c’è molto da fare.
In caso di risposta affermativa (Sì, è adatto a una pubblicazione.) dovremmo rimboccarci un po’ le mani e spremere le meningi. Si passa infatti alla scelta delle Case editrici a cui proporlo.

Ma di questo però parleremo nella prossima puntata. 🙂

A presto e buona giornata!

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