La lettura del week end!

Buongiorno lettori! 🙂
Come state passando questo bel sabato soleggiato?
Vi scrivo solo adesso perché questa mattina ho fatto un po’ di pulizie a casa e negli armadi… Il cambio di stagione ormai incombe minaccioso!
Ma torniamo a noi e parliamo un po’ delle mie letture di questo fine settimana… Come avrete visto ho terminato a malincuore La scopa del sistema di David Foster Wallace, uno dei libri più belli che io abbia mai letto fino ad oggi. Se vi siete persi la recensione cliccate qui sopra. 😉

Tra un impegno e l’altro, tra la lettura di uno strano
manoscritto che mi è stato assegnato a lavoro, tra commissioni e presentazioni di libri e nuove conoscenze, sto continuandola lettura di La straordinaria tristezza del leopardo delle nevi (caravan edizioni). A dirla tutta sto facendo un bel po’ di fatica perché è un libro piuttosto crudo, diretto e a tratti raccapricciante. Joca Reiners Terron però ha uno stile secco e poetico al tempo stesso, e leggerlo è come assistere a una magia, ma anche talvolta a una tortura.
In ogni caso questo libro si sta rivelando una piacevole scoperta anche se, nonostante sia abbastanza breve, ci sto impiegando più tempo del previsto perché come vi ho detto si tratta di una storia non facile da “digerire” alla svelta.
In totale contrapposizione invece vi parlo di Carne viva di Merritt Tierce (edizioni SUR). Marie, la protagonista, mi ha completamente rapita; il suo personaggio è affascinante e fresco e duro e triste e tutte queste cose messe insieme e molto altro ancora. Sto divorando pagine su pagine e credo proprio che oggi lo finirò. Nonostante non si tratti di una storia tutta rose e fiori, che racconta vicende e avventure che secondo potrebbero urtare la sensibilità di molte persone, lo stile della Tierce riesce a far scorrere via tutte queste scene con una velocità impressionante, riuscendo al tempo stesso a imprimerti sensazioni molto forti.
Questo fine settimana voglio concentrarmi anche su Hakan Günday e sul suo Ancóra (marcos y marcos), anch’esso un romanzo impegnativo e fonte di molti spunti di riflessione, si sta rivelando proprio un libro stupendo. In questo libro c’è un mix di durezza, ironia, houmor nero, serietà, tristezza e a tratti rassegnazione. Leggerlo non è una passeggiata, un po’ come il romanzo di Terron, ma per un motivo ben diverso. Perché quello che ci racconta Hakan Günday non è una situazione surreale, bensì una situazione che fa parte del quotidiano di tutti noi – in quanto spettatori – e di tutti loro – clandestini e mercanti.

A questa impegnativa tripletta vorrei aggiungere una lettura che mi consenta maggior respiro, che ne dite quindi di Orgasmo a Mosca di Edgar Hilsenrath (Voland)?

Buon week end, buone letture e…

That’s All Folks!

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