Recensione: La scopa del sistema, David Foster Wallace

Wallace-Scopa-del-sistemaNon è facile parlare di questo romanzo, specialmente della sua sinossi. Ci sono diversi piani di narrazione e ho voluto descriverveli a brevi linee – più brevi possibili –, poiché questo libro è talmente ricco, denso, che la sensazione che mi è rimasta sulla pelle è quella dell’inadeguatezza e dell’ammirazione, infine quella della meraviglia.

Il libro

Il romanzo è ambientato in America, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. La storia che permette di scoprire il mondo descritto da Wallace è quella di Lenore Beadsman, la quale (come scopriamo dalle prime righe) si trova alle prese con una bizzarra situazione, la sua bisnonna Lenore Beadsman è scappata dalla casa di ricovero nella quale risiedeva insieme a una ventina di persone, tra residenti e personale, e non si sa più che fine ha fatto. Troviamo poi Rick Vigorous – purtoppo il nome non lo rispecchia –, datore di lavoro di Lenore, appassionato di narrativa e di Lenore stessa, con la quale intrattiene una relazione e che vive in un costante malessere dovuto alla sua insicurezza e al suo senso di inferiorità nei confronti di Lenore e di qualsiasi altra persona. Ambedue sono in terapia con il Dr. Jay, grazie al quale si sono incontrati, psicanalista che soffre di strane manie ossessive e che scopriamo molto in là nel romanzo, essere il curioso burattino dei due per volere della Lenore bisnonna.
Ruolo importante sembra assumere tutta la famiglia di Lenore, dal padre, ricco e potente magnate di una industria di omogeneizzati “speciali”, la nonna vittima della demenza senile, la madre ricoverata in un istituto di igiene mentale, i fratelli. Tra questi ultimi spicca il bizzarro LaVache “Anticristo” Beadsman, con una gamba sola e ossessionato dalla sua protesi come se fosse un’amica da accudire.
Altra figura che sembra acquistare rilievo man mano che si procede nella lettura è il pappagallo di Lenore, Vlad l’Imperatore, che sembra aver perduto il suo mutismo acquistando una curiosa loquacità, quando si mette a ripetere a squarciagola il discorso che la compagna di stanza di Lenore, Candy, stava ripassando per mollare uno dei suoi numerosi spasimanti. Pappagallo che diventa una star della stazione televisiva religiosa più in voga al momento perché la padrona di casa lo scopre a ripetere parole della Bibbia che Lenore si era preoccupata di ripetergli, per sovrastare quelle oscene, e crede allora di assistere a un miracolo.
Infine, a colorare tutto lo schema di questo libro, organizzato magistralmente da David Foster Wallace, abbiamo le storie che racconta Rick a Lenore, e quelle che racconta per sé stesso, storie tristi, angoscianti, e altre nelle quali Rick riversa tutto quello che prova.
Tra dialoghi, descrizioni, verbali di assemblee, di sedute di psicanalisi e altro, scopriamo una realtà che ha dell’incredibile ma che, poiché è stata raccontata, scritta e descritta da parole ben ponderate, essa finisce per assumere un carattere credibile, realmente reale.

Estratti

Dal momento che David Foster Wallace ha creato un libro fenomenale, organizzato perfettamente a incastro e scritto con grande maestria – credete che io stia esagerando? allora non avete letto La scopa del sistema – ho ritenuto più opportuno riportare diversi estratti. Anche se è impossibile riuscire a trasmettere tutto quello che ho provato leggendolo, ho selezionato come meglio ho potuto.

(1)

“Molte ragazze davvero belle hanno dei piedi davvero brutti, e Mindy Metalman non fa eccezione, pensa Lenore, all’improvviso. Sono piatti e lunghi, con le dita strombate e i mignoli afflitti da bottoni di una callosità giallognola che riappare a mo’ di battiscopa lungo i calcagni, e sul dosso dei piedi sbucano peluzzi neri arricciati, e lo smalto rosso è screpolato e si scrosta a boccoli per quant’è vecchio, mostrando qua e là striature bianchicce.”

(2)

“– Il signore è il mio pastore. Nulla mi mancherà, – gli disse Lenore avvicinandosi alla gabbia. – E Gesù pianse.
Vlad l’Imperatore chinò di lato il capino e la guardò.
– Lenore, Clint è una roba speciale, devo proprio confessartelo. È super. Mi rivolta come un calzino. È un cavallo, un cammello, un brontosauro, – disse Candy affacciandosi e illustrando a gesti. – Ce l’ha lungo così.
– Be’, già, ummm, – disse Lenore.
– Come un calzino! Lungo così! – strilò Vlad l’Imperatore.
– Merdimonio, – disse Lenore.”

(3)

“Te l’ha mai fatta la scena della scopa? No? E adesso cosa usa? No. Con me usò la scopa, […] e Lenore mi fece sedere in cucina e prese una scopa e si mise a scopare furiosamente il pavimento, e poi mi chiese quale fosse secondo me la parte più fondamentale della scopa, la più cruciale, se il manico o la chioma. Il manico o la chioma. E io non sapevo cosa rispondere, e lei si mise a scopare ancor più violentemente, e io cominciai a innervosirmi, e finalmente dissi che secondo me era la chioma, perché senza manico si può scopare lo stesso, basta tenere in mano l’affare con la chioma, mentre scopare solo col manico è impossibile, e a quel punto lei mi agguantò e mi scaraventò giù dalla sedia e mi gridò qualcosa tipo: «Già, perché a te la scopa serve per scopare, no? Ecco a cosa ti serve la scopa, eh?» e roba del genere.”

(4)

“Aveva un bel volto maschio, e specialmente un gran bel mento, che ammirai con una certa invidia mentre inconsciamente cercavo il mio per celarlo col bicchiere di whiskey, e lineamenti tosti resi ancor più tosti dalla barba sensualmente più incolta. Capelli di un biondo scuro e intenso, ispidi e tagliati corti. Sulla mascella era un continuo guizzar di muscoletti man mano che i denti andavano frantumando manciate di noccioline.”

(5)

“So di essere alquanto nevrotico. So di essere possessivo. So di essere capriccioso e vagamente effeminato. Privo di mento, non alto né robusto, roso da una calvizie ormai non più solo incipiente, che mi insidia la chioma dal centro verso le tempie costringendomi al martirio di questo ridicolo berretto – che comunque è pur sempre un berretto molto carino.”

Commento

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David Foster Wallace (1962-2008)

David Foster Wallace è passato alla storia come uno scrittore di grande talento, un genio, insomma. Ma io vorrei ricordare innanzitutto il suo essere umano, il suo essere come noi, come me, come te, come tutti voi. Wallace era una persona introversa, una persona che sapeva di essere molto apprezzato, spesso osannato, peccato però che non potesse usufruire lui stesso della felicità che suscitava nelle persone che lo leggevano. Ho letto un articolo in proposito su «La Lettura», intitolato “Il genio non gode del genio”. Se riuscite a ripescarlo ve lo consiglio.
Ma torniamo a noi.
La scopa del sistema è un romanzo che ti rimane dentro, lasciandoti addosso piccoli segni biancastri, nato ognuno dalle riflessioni indotte dalla lettura. david-foster-wallace-quotes-25604
È interessante come Wallace attraverso le descrizioni riesca a presentare un personaggio.
Prendiamo per esempio il primo estratto che ho scelto, ovvero l’incipit del romanzo, dove è Lenore a pensare e a descrivere quello che vede. Possiamo notare quanta attenzione Lenore riponga ai piedi di una ragazza, quanto ne sia disgustata e si senta a disagio a quella vista. Procedendo con la lettura infatti veniamo a sapere che soffre di un ossessione per l’igiene, dovuta a un problema di identità

Prendiamo poi il quarto e il quinto estratto, entrambi riportanti la voce di Rick Vigorous. Questo secondo me è uno di quei personaggi più divertenti da raccontare, talvolta suscita compassione, talvolta pena, talvolta invece riesce a creare empatia con il lettore, perché tra tutte le fisime di Rick, si spera tra le meno gravi, ce nìè sempre una che riconosciamo come familiare. Credo che Rick sia il primo personaggio che abbia mai incontrato che riesce a buttarsi giù e a demoralizzarsi con così tanta facilità nella propria mente – facendo un penoso confronto con un ragazzo più giovane e più attraente, sembrandone quasi atratto come se fosse in realtà una donna –, che sembra assurdo lo riesca a fare anche di fronte alla ragazza che ama, e che una persona “normale” mai penserebbe di installare nella suddetta persona un qualche minimo dubbio sul proprio personale valore di essere umano.
Nella Scopa del sistema troviamo altresì lunghe riflessioni filosofiche, riflessioni che mi hanno tenuta con la mente impegnata per molto tempo, per cercare di capirle. Questo è un libro che si deve leggere con tutta la calma dovuta, va assaporato, sentito, sfiorato e, perché no, sottolineato e post-ittato (?).
Ma David Foster Wallace non è solo il creatore di un prodotto serio, impegnativo e a tratti indigesto, perché questo scrittore, da buon americano qual’era, era dotato di un humour tutto suo. Proprio per questo ci ha fatto il dono della storia di Vlad l’Imperatore, raccondandone gli episodi in alternanza alle vicende della sua padrona e dei suoi amici, donando un po’ di respiro alla lettura e regalandoci anche molte risate. Tuttavia devo dire che sia l’humour sia l’ironia frizzante sono parte integrante della narrazione e della storia stessa. Al momento ho letto solo questo romanzo di Wallace, ma ho la sensazione che questi due ultimi elementi che ho citato siano caratterizzanti della sua scrittura.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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5 pensieri su “Recensione: La scopa del sistema, David Foster Wallace

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