Diario di bordo: racconti

835b0-words2bpageBuonasera lettori!
Questa sera voglio parlarvi di un argomento molto semplice, uno di quelli così semplici che, certe volte, sembrano sfuggirci.
Avete presente quando vi vengono in mente delle storie e decidete di buttarle giù su un foglio di carta o di Word e iniziare così una nuova avventura? A me è successo moltissime volte tempo fa, mi piaceva (mi piace tuttora, in realtà) scrivere, e dedicarmi a questa bellissima passione, sicuramente meno forte della lettura e forse non coltivata come avrebbe dovuto essere. Amavo molto scrivere dei brevi episodi – sì, li chiamo episodi – di vita quotidiana. Ma soprattutto amavo descrivere delle sensazioni molto forti, a volte accompagnate da qualche indizio di storia. Purtroppo non sono mai riuscita a finire nessuno dei miei scritti, forse proprio perché non erano nati come delle storie in sé e per sé (alcune sì ma, ahimè, non ho avuto la costanza per poterli finire, e questo è uno dei miei grandi difetti nell’ambito della scrittura). A dir la verità qualche piccolo racconto l’ho scritto, ma proprio piccolo piccolo, e la soddisfazione rileggendoli è stata grande. Ma parliamo piuttosto di cose serie. Fortunatamente ho potuto leggere molti racconti di scrittori meritevoli, alcuni geniali, da Poe a Checov, da Tove Jansson a Carver a Mann. E ultimamente ne ho potuti leggere altrettanti di esordienti.


Uno dei problemi più frequenti che mi è sembrato di rilevare è che i racconti di alcuni degli esordienti che ho letto manchino di una vera e propria struttura. Inizio, svolgimento e fine sembrano essersi mischiati insieme in un flusso di coscenza così denso da ottundere qualsiasi senso al lettore. Oppure sembra che questi tre elementi manchino del tutto, o meglio, che ci sia soltanto l’inizio.
Ma un racconto ben scritto è un racconto concluso. Poi se amate le conclusioni aperte per far sentire il lettore più partecipe alla lettura e libero di scegliere il proprio finale, fate pure. Comunque, dopo averci riflettuto un po’ su, credo che la colpa sia nella maggior parte degli esordienti – inutile che vi sottolinei che ce ne sono alcuni veramente dotati e che promettono successo, vero? – sia questo: spesso la foga di aver trovato un tema a loro caro, che sia per noi lettori significante e significato, utile per tutti, rischia di accelerare il processo naturale dello scorrere della storia, così da rovinare tutto l’insieme in una corsa a perdifiato verso il punto finale, che però punto non è.
Dunque, piccolo consiglio spassionato. Prima di promuovere il vostro nuovo lavoro, prima di proporlo per una valutazione, per un concorso letterario, per quello che preferite, credo sia importante che riconosciate di aver scritto o meno un racconto e se la storia che avevate in mente riesce particolarmente facile da inserire in qesto genere.
Potreste avere in mano il materiale perfetto per un romanzo, mascherato da un’accozzaglia di parole spacciate per racconto. Fateci attenzione e ricordate che ogni storia ha la sua collocazione in un particolare genere, basta solo rifletterci un po’ su.

Dal diario di bordo per questa sera è tutto!
A presto!

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