Giornata Mondiale della Poesia

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a5a50ed4c03bf4e01bf403b35ee63787Buonasera lettori!
Come è andata la prima giornata della settimana nonché primo giorno di primavera? Spero bene! 🙂
Oggi Google ci ha regalato un dolce doodle in onore di una persona amata da molti italiani (e non solo): Alda Merini (1931 – 2009), famosa poetessa italiana.
Il caso vuole, inoltre, che oggi sarebbe stato il suo compleanno, proprio oggi 21 marzo, data in cui si festeggia la Giornata1331047490764DiVerso_09 Mondiale della Poesia, istituita nientemeno che dall’UNESCO nel ’99.

Dal sito ufficiale ho quindi voluto citare le parole del prof. Giovanni Puglisi – Presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO – in una dichiarazione del 2013:

“La Giornata Mondiale della Poesia è stata istituita dalla XXX Sessione della Conferenza Generale UNESCO nel 1999 e celebrata per la prima volta il 21 marzo seguente. La data, che segna anche il primo giorno di primavera, riconosce all’espressione poetica un ruolo privilegiato nella promozione del dialogo e della comprensione interculturali, della diversità linguistica e culturale, della comunicazione e della pace.
L’UNESCO negli anni ha voluto dedicare la giornata all’incontro tra le diverse forme della creatività, affrontando le sfide che la comunicazione e la cultura attraversano in questi anni. Tra le diverse forme di espressione, infatti, ogni società umana guarda all’antichissimo statuto dell’arte poetica come ad un luogo fondante della memoria, base di tutte le altre forme della creatività letteraria ed artistica.”

Quale occasione migliore allora per ricordare e condividere i brani che più esprimono l’amore per questa delicata quanto sferzante, a volte, arte letteraria?
Ho scelto di iniziare proprio dalla Merini, una tra le donne più famose d’Italia, noché tra le più stimate e rispettate.

Iniziamo con una tra le sue più famose: Sono nata il ventuno a primavera.

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

Sono nata il ventuno a primavera, Alda Merini

Questa invece è la mia poesia preferita tra quelle della Merini: Io non ho bisogno di denaro.

Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue.

Io non ho bisogno di denaro, Alda Merini

Forse ancora non lo sapete ma tra le mie passioni, di quelle nate da una pura curiosità, c’è anche quella per l’Oriente (dall’India al Giappone al mondo Arabo contemporaneo) e per la sua letteratura. Sto conducendo alcuni studi e ricerche in merito e cerco il più possibile di tenere sotto mano libri utili a capire un pensiero che talvolta sembra così lontano e diverso da quello occidentale, ma non per questo deve essere considerato in malo modo, specialmente se non si fa neanche mezzo passo per andargli incontro.
COP_Tunisi_LRUltimamente sono venuta a conoscenza di un libro che è insieme una ricerca, una testimonianza, un’analisi sociale, politica, antropologica, geografica ed economica del periodo tunisino che va dalla rivoluzione del 2011 alle elezioni del 2014, periodo che in un certo senso segna la transizione vissuta dalla Tunisia. Sto parlando di I muri di Tunisi. Segni di rivolta, scritto da Luce Lacquaniti e edito da Exòrma edizioni. Quest’opera racconta gli anni tesi della Tunisia tramite fotografie ai muri della città, tempestati da scritte di writers arrabbiati, abbattuti, ironici, speranzosi e pungenti, scritte che l’autrice – laureata in Lingue e civiltà orientali alla Sapienza – traduce per noi, fornendo una lettura consapevole e incisiva. (Per sapere di più sul libro cliccate qui)
Tra i writers fotografati dall’autrice del libro ce ne sono alcuni appassionati di poesia, che riescono a cogliere nelle parole dei più grandi poeti arabi lo spunto per far sentire la propria voce e sostenere alcuni tra i temi più importanti per qualsiasi essere umano: speranza, vita, amore, rispetto.
Ho approfittato di questa breve introduzione al libro perché quando l’ho letto vi ho scorto delle citazioni prese proprio da poesie bellissime, due delle quali ho voluto riportarvele questa sera.

La prima poesia è forse una tra le più commoventi e sentite di Mahmoud Darwish e si intitola Pensa agli altri e vorrei usarla come suggerimento – forse più come imperativo – per me e per tutti voi, specialmente in questo periodo:

Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri
non dimenticare il cibo delle colombe.
Mentre combatti le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare chi reclama la pace.
Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri,
che sorseggiano le nuvole.
Mentre torni a casa, a casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.
Mentre conti le stelle per addormentarti, pensa agli altri,
qualcuno non trova spazio per i sogni.
Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
che hanno perso il diritto di esprimersi.
Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e dì: magari fossi una candela nelle tenebre.

Pensa agli altri, Mahmoud Darwish

Un altro componimento che mi ha molto colpita di Darwish è Su questa terra.

Hanno diritto su questa terra alla vita: il dubbio di
aprile, il profumo del pane nell’alba, le idee di una
donna sugli uomini, le opere di Eschilo, il
dischiudersi dell’amore, un’erba su una pietra, madri
in piedi sul filo del flauto, la paura di ricordare
negli invasori.

Hanno diritto su questa terra alla vita: la fine di
settembre, una signora quasi quarantenne in tutto il
suo fulgore, l’ora di sole in prigione, nuvole che
imitano uno stormo di creature, le acclamazioni di un
popolo a coloro che sorridono alla morte, la paura dei
canti negli oppressori.

Su questa terra ha diritto alla vita, su questa terra,
signora alla terra, la madre dei princìpi madre delle
fini. Si chiamava Palestina si chiama Palestina. Mia
signora ho diritto, ché sei mia signora, ho diritto
alla vita.

Su questa terra, Mahmoud Darwish

Dunque, la poesia come arma, come dono, come diritto e, in presenza del giusto talento, come dovere, è un patrimonio che non possiamo permetterci di perdere, sia per quanto riguarda la sua conoscenza sia per quanto riguarda la sua pratica. Se la poesia vi scorre dentro, fatela scivolare fuori, siatene fieri, coltivatela.

Bene, adesso che vi ho fatto sbadigliare abbastanza, posso anche andare a mangiare!
That’s All Folks!

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