Recensione: Riparare i viventi, Maylis de Kerangal

5964894_335055Il libro

Nell’arco di tempo di ventiquattr’ore il cuore di un giovane ragazzo incidentato, Simon Limbres, viene assegnato alla cinquantenne Claire, che fino al giorno prima si riteneva spacciata.
Tutto ha inizio da una passione. Simon, come il padre, ama il surf, e con due suoi amici una notte guidano fino alla spiaggia, nella speranza di qualche onda degna di essere cavalcata dalle loro tavole incerate. La nottata si rivela proficua e, dopo la sessione eccitante, ancora sotto adrenalina e intirizziti dal freddo dell’alba, i tre si rimettono in marcia sul pullmino. Direzione: casa.
Dopo poco tempo si consuma la tragedia, colpevole un colpo di sonno e la vettura si sposta sulla corsia opposta. L’incidente è fatale proprio per Simon, che in seguito al trauma cranico adesso si trova steso su un letto d’ospedale. Diagnosi: coma irreversibile. Prognosi: pessima.
Nel momento in cui il dottor Pierre Révol comunica a Marianne e Sean – rispettivamente madre e padre del paziente Simon Libres – la prognosi del figlio, la loro vita si spezza.
Révol contatta Thomas Rémige, un infermiere incaricato del coordinamento prelievi di organi e tessuti: è il momento di parlare di espianto.
Rémige sa bene che “bisogna pensare ai vivi” e che si devono “seppellire i morti e riparare i viventi”, ma questo caso lo ha toccato nel profondo e ci saranno momenti temerà di ottenere un rifiuto. Gli è già successo in passato, e sa bene anche che nel suo lavoro questo rischio è altamente probabile. Sollecitare decisioni simili, sostenere gli sguardi, le urla, ma soprattutto i silenzi di Marianne e Sean, costituirà per lui una difficile prova di resistenza. I due ex coniugi sentono il mondo crollargli addosso, Simon era così giovane che non riescono a concepire che la sua vita si sia interrottà così presto, gli riesce ancor più difficile crederlo quando lo vedono disteso sul letto, con il petto che a ritmi regolari si alza e si abbassa e, al tocco, le mani percepiscono un calore. Non metabolizzano le informazioni tecniche che Révol ha ripetuto un migliaio di altre volte ad altrettanti parenti spezzati dal destino, per esempio che non si riscontrano onde cerebrali nel cervello, che è il respiratore a muovere il petto e a permettere al paziente di respirare, che il cuore batte proprio grazie ai macchinari e il calore del corpo è dato dal flusso sanguigno ancora attivo.
Parole e definizioni che il dottor Révol fa più fatica del solito a considerare efficaci per instaurare un rapporto professionale e distaccato dai parenti ai quali si dovrà a breve parlare di trapianto.
Lentamente, attraverso il tempo che sembra dilatarsi e poi collassare su sé stesso al ritmo del battito di Simon, i due genitori assorbono le informazioni fornite loro dai medici; la realtà sembra concretizzarsi, al punto che i due riescono a dare il proprio consenso all’espianto.
Il cuore, centro vitale del giovane Simon Limbres, si allontana dal suo corpo per trovare spazio e una nuova vita in quello della cinquantenne Claire Méjan, che ottiene la tanto attesa seconda chance.

Estratto

“Si sono tenuti per mano per seguire Thomas Rémige e in fondo, se l’hanno accompagnato, se hanno accettato quest’altro percorso nell’intrico di corridoi e doppie porte isolanti, se hanno accettato di attraversare tutte le chiuse, di aprire e tenere con la spalla tutte le porte, malgrado il meteorite nero che li aveva appena colpiti in pieno, malgrado il loro evidente sfinimento, è probabilmente perché Thomas Rémige aveva rivolto loro lo sguardo giusto – uno sguardo che li tratteneva dalla parte dei vivi, uno sguardo ormai senza prezzo.”

Commento

La storia è un concentrato di tensione, fiato sospeso e in alcuni passaggi di una carica emozionale al limite del sopportabile. Lo stile della de Kerangal riesce particolarmente dolce, nonostante racconti una storia così dura e traumatizzante. I suoi personaggi si trovano in un vortice di emozioni tali da farli apparire nudi, fragili ma incredibilmente forti. L’attenzione dell’autrice riservata all’analisi psicologica fa del suo libro una testimonianza dell’essere umano stesso come corpo, carne, muscoli, organi e pensiero, un’incredibile macchina da vita, invece che da guerra.
Questo libro è come un tuffo in acque fredde e profonde, dove il lettore deve sforzarsi di mantenere il fiato tutto il tempo ed evitare che le fluide glaciali emozioni gli entrino nei polmoni, dove i suoi sforzi nel mantenere lo sguardo sulle righe verranno completamente ripagati nelle ultime pagine; nell’ultima energica spinta delle gambe si sale velocemente verso la superficie e finalmente i polmoni possono riprendere a contrarsi per incamerare l’aria fredda e pungente di una nuova rinascita. Un romanzo che tutti dovrebbero leggere e tenere stretto a sé, come simbolo della vita.
È stato inserito da Vanity Fair tra i migliori 50 libri da recuperare del 2015. Dunque, cosa aspettate?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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5 pensieri su “Recensione: Riparare i viventi, Maylis de Kerangal

  1. Ecco qui una bellissima recensione. Il libro, preso a scatola chiusa su suggerimento di un perfetto sconosciuto che mi ronzava attorno in libreria ed era più curioso di un bambino ancora in attesa di essere letto,

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  2. Dicevo… mi è partito l’invio: il libro è ancora in attesa di essere letto, ma so già che non sarà una lettura “facile” per le tematiche che tratta. Grazie per avermi dato il “là” ed avermi finalmente convinta a leggerlo.

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