Alla ricerca della fine letteratura – Parte Seconda

libri

Buongiorno lettori!
Questa mattina mi giravano in testa molti pensieri, che hanno dato vita a questo sfogo virtuale, parte seconda.

Fino a che punto i pregiudizi possono risultare proficui? Ragioniamo un minuto.
Mettiamo il caso che incontriamo un nuovo gruppo di persone, tra queste ce ne sono un paio che fumano, tatuaggio in vista su un braccio o su una mano, che fanno discorsi che dire di poco spessore sarebbe un eufemismo e passano la serata a bere. Mettiamo che il primo pensiero sia: queste persone non mi piacciono, meglio stare alla larga. Bene, in questo caso è il caso di parlare di pregiudizio o di intuizione/spirito di conservazione? Per me è valida la seconda opzione. Intuito.

Ma mettiamo il caso che siamo persone con una buona cultura, interessi genuini e di alte aspirazioni. Ci capita in mano un libro che non è assolutamente un esempio di alta letteratura (su questo punto poi c’è così tanto da dire che farlo adesso sarebbe oltremodo controproducente), lo stile è veramente molto semplice, niente fronzoli o artifici letterari, nessuna particolarità da riscontrare, tuttavia i personaggi sono credibili, validi e coerenti (difficile da riscontrare in tutti i manoscritti che ci capitano sotto gli occhi). Dovremmo scansarlo e lasciarlo sulla pila dei manoscritti ritenuti non idonei alla pubblicazione e perdere magari l’occasione di far ottenere all’autore (e magari anche a noi stessi) qualche introito solo perché non rientra in uno dei canoni classici della letteratura? Se questo mestiere non si basasse su vendite e profitti, probabilmente sì.
Purtroppo però il mercato si fonda su un principio fondamentale che il buon vecchio Marx a suo tempo ci ha spiegato molto bene: domanda e offerta.
Quanti libri infatti ci hanno accompagnato durante l’adolescenza, nelle vacanze estive, primaverili o invernali, che magari abbiamo comprato noi stessi, possiamo ritenere appartenenti all’alta letteratura? Quanti veramente validi di entrare in un’antologia scolastica da studiare sotto l’aspetto stilistico, formale e ideologico? Non tutti. Questo dobbiamo ammetterlo. Ci sono libri che ci sono piaciuti, alcuni veramente tanto, eppure non erano Eccellenti.
Perciò mi chiedo (1): quanto valore e quanto credito dobbiamo dare ai nostri pregiudizi? Perché dovremmo andare contro i nostri stessi interessi a favore della Causa?

Scommetto che l’agente letterario di E. L. James si starà autoinfliggendo una pena dolorosissima per aver guadagnato delle belle somme con il suo colpaccio. Eh sì, deve proprio essere affranto questo agente che è riuscito a vedere in quei libri un potenziale di vendita, dovrà essere veramente amareggiato per aver saputo dimostrare di possedere un buon fiuto, indispensabile per fare il suo mestiere.
Perciò mi chiedo (2) e non smetterò mai di chiedermelo, di cosa stiamo parlando quando parliamo di editoria? Di una missione suicida in cerca del nuovo Calvino, del nuovo Dostoevskij, del nuovo Eco? Ci sono autori emergenti che hanno veramente talento, lo riconosco volentieri e tirando un sospiro di sollievo, per carità. Ma quanti sono? Sono abbastanza da permetterci di scartare quegli scrittori che non eccellono in doti letterarie ma che tuttavia sono in grado di raccontare una storia fluida, che scorre senza intoppi, che ci fa riflettere su temi importanti della vita quotidiana con una leggerezza non superficiale e che, a lettura ultimata, lasciano un sorriso sulle labbra di chi li legge?

Il dibattito qui è ampio quanto lo è il cielo. Ci sono libri che ho letto e non mi sono piaciuti. Lo stile era da dilettanti, i personaggi deboli come un castello di carte in una giornata di vento, il messaggio di base della storia era scontato (ma non è  di certo questo il problema, ci sono libri che raccontano ed esprimono ciò che è stato già detto in un modo nuovo, con punti di vista diversi dal solito) ed emergeva attraverso una storia insipida e priva di quel quid fondamentale, minimo. Questo genere di libri non mi allietano affatto la giornata e spesso non riesco neanche a terminarne la lettura. Sono questi i libri da scartare, quelli che dopo averli letti non ti rimane nulla in mano, solo il fastidio per aver sprecato il tuo tempo.

Amici miei, mi fermo qui.
Ai posteri l’ardua sentenza.

Qui di seguito riporto alcune citazioni che potranno sostenere questi miei pensieri mattinieri:

Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi
(Cesare Pavese)

Se leggete solo libri che tutti gli altri stanno leggendo, state pensando solo ciò che chiunque altro sta pensando.
(Haruki Murakami)

Voglio ricordarvi che, mentre state giudicando un libro, anche il libro vi sta giudicando.
(Stephen King)

Quando un libro ci fa sorridere questo libro vale più di ciò che costa.
(Ramon Eder)

Certi libri sembrano scritti non perché leggendoli s’impari, ma perché si sappia che l’autore sapeva qualche cosa.
(Goethe)

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