Recensione: Il libro dell’inverno, Tove Jansson

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Il libro

Questa è una raccolta di racconti e scritti delicati e leggeri come la neve, come il profumo del pane, come il suono della balailaka. Tove Jansson ci catapulta in Finlandia, al freddo Nord, che però sa essere caldo e accogliente come un soggiorno con il caminetto acceso. La Tove bambina racconta della scoperta di una pietra di puro argento che con fatica riesce a portare fin quasi a casa sua, ma che gli scappa dalle mani per infrangersi sul marciapiede fuori dal suo palazzo. Racconta di un’avventura mancata con un iceberg bellissimo apparso apposta per lei, che però non ha il coraggio di salirci sopra. Racconta di una bizzarra zitella che si dedica a un’infinità di hobby bizzarri e tutti strani, ma non si diverte veramente perché si ricorda troppo spesso di essere sola. Racconta di un Natale speciale perché “Più si è piccoli, più il Natale è grande.” Tra tutte queste avventure emergono anche le sculture di argilla del padre, le illustrazioni della madre – eredità di questo talento materno sono proprio i disegni che compaiono di tanto in tanto a decorare le pagine dei racconti –, gli amici di famiglia e Poppolino, la scimmietta di casa. Le ultime pagine del libro appartengono al periodo più malinconico della vita, quando ci si rende conto che l’autonomia nel mantenersi non è poi così facile da fare propria. La terza parte del libro – III MESSAGGI – raccoglie lettere e, appunto, messaggi estratti da diverse altre raccolte. In questa parte emerge un punto di vista diverso da quello dei primi racconti, ma nel caratteristico tono disilluso degli adulti si insinua ancora quello semplice e incantato di una bambina.

Estratto

“Non c’è niente di più tranquillo del periodo dopo Natale, quando si è ricevuto il perdono per tutto quanto e si può ridiventare come al solito.”

Commento

Il libro dell’inverno è un caldo e dolce romanzo che esplode di vita seguendo e rincorrendo le avventure, le storie e le affascinanti fantasie di una piccola Tove, carica di immaginazione. Un romanzo da leggere a letto, sul divano o sulla propria poltrona preferita, con una coperta sulle gambe e una tazza fumante poggiata vicino a noi – riempitela con la bevanda che più vi alletta il gusto. Con uno stile fresco e sincero, la Jansson ci restituisce alcuni giorni della sua infanzia con la verace serietà che può essere propria solo di una bambina che non ha ancora conosciuto l’ipocrisia. Il tono di questo libro si tinge di diversi colori, a seconda dell’umore della protagonista, dell’ambiente che ci sta descrivendo, della situazione che lei ha scelto di raccontare. Tove Jansson ci restituisce quella naturale e involontaria sfumatura ironica nel pensare, che abbiamo perso durante gli anni dell’adolescenza, e che era solita prendere di mira i “grandi”, gli adulti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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