Recensione: Treni in corsa nelle notti di Kyoto, Patrick Holland

COP_TreniIl libro

Treni in corsa nelle notti di Kyoto, di Patrick Holland, racconta le avventure di uno scrittore occidentale in cerca di esperienze e nuove storie da poter raccontare o da cui trarre ispirazione. Nel suo viaggio, durato ben dieci anni, Holland entra direttamente, a volte dolcemente a volte brutalmente, in contatto con il lato più complesso dell’Oriente. Nei suoi racconti infatti assistiamo sia a scene quotidiane di luoghi non ancora contaminati dal pensiero occidentale, sia a città e regioni in fase di mutamento, aprendo una linea di pensiero di carattere socio-antropologico. Grazie a queste pagine si può affermare di aver conosciuto una seppur piccola parte della regione giapponese del Kansai, dello Yunnan cinese e delle città vietnamite Saigon e La Vang. Un Paradiso tutto orientale. Le voci di molte persone emergono prepotenti tra le righe e ci fanno conoscere realtà diverse, alcune delle quali ci insegnano a rispettare la natura, a onorare i nostri defunti, ad apprezzare quello che si ha.

Estratto 

“Ancora una volta ero in procinto di partire. Questa volta stavo per lasciare Saigon, anche se avevo già deciso di farvi presto ritorno, dato che non riuscivo a rimanere a lungo in nessun posto. Meno che mai nel luogo che l’abitudine mi aveva fatto chiamare casa. Gli asceti greci definiscono questa sensazione xeniteia, vivere da straniero.”

Commento

Ho conosciuto questo libro a Più Libri Più Liberi di quest’anno e sono stata attratta dalla copertina, poi dal titolo, infine dalla casa editrice. Treni in corsa nelle notti di Kyoto è un meraviglioso viaggio tascabile che con una rilassante vena poetica ti conduce in luoghi straordinari, caratterizzati da una comune schiettezza, e dall’ostinazione a rimanere integri. Holland racconta i paesaggi che gli sfilano sotto gli occhi descrivendoli chiaramente, senza filtri, e facendo trapelare senza vergogna la sua infantile e curiosa sorpresa, essendo abituato a un mondo fin troppo distante dall’Oriente incontaminato nel quale si incammina in punta di piedi. È un libro da consigliare a chi ancora non smette e forse non smetterà mai di credere nell’esistenza di qualcosa di puro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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